Il Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231 nelle Case di Cura private e nelle strutture sanitarie in genere

Le motivazione per l’adozione del Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231 da parte di una Casa di Cura Privata

E’ innegabile che le strutture sanitarie in genere, e nella fattispecie le Case di Cura private soprattutto se operano in regime di accreditamento da parte del Servizio Sanitario Nazionale, siano tra le più esposte ai rischi connessi al D.lgs. 231.

Vari e molteplici sono infatti i fattori i di rischio cui le medesime sono esposte, mentre già alcune Regioni hanno legiferato in materia di adozione dei Modelli 231 come requisito di accesso (o premiante) per appalti ed accreditamenti (Lombardia, Sicilia, Calabria).

Diventa pertanto sempre più importante, per le Case di Cura, o anche altri operatori nell’ambito della sanità, adottare Modelli Organizzativi ex D.Lgs. 231 a tutela dei rischi patrimoniali ad esso connessi.

Senza contare che l’adozione di Modelli Organizzativi ex D.lgs. 231/2001 potrebbe anche rivelarsi utile quale strumento in grado di contribuire alla costruzione di una interfaccia più trasparente tra pubblico e privato. 

I rischi specifici per una Casa di Cura in relazione al D.Lgs. 231

Prima di tutto all’interno della struttura operano sia Pubblici Ufficiali, che Incaricati di Pubblico Servizio, la qual cosa ovviamente eleva il rischio di una determinata categoria di reati (Corruzione, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità).

Inoltre è senz’altro sensibile il processo di accreditamento e di verifica di sussistenza dei requisiti nel tempo.

Sono però particolarmente a rischio, tra gli altri, anche i seguenti processi:

  • Approvvigionamento di beni e servizi, in relazione alle gare d’appalto o ad incarichi di consulenza (corruzione, corruzione tra privati, creazione fondi neri)
  • Gestione prestazioni, sia in regime di accreditamento (truffa in danno dello stato) che in regime privatistico (creazione fondi neri)
  • Richiesta e rendicontazione di contributi pubblici
  • Assunzioni ed incarichi professionali (corruzione, corruzione tra privati)
  • Formazione del bilancio ed operazioni con parte correlate
  • Gestione sicurezza
  • Gestione rifiuti

Il Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231 per una Casa di Cura Privata

Quanto sopra vale naturalmente sia per una Casa di Cura propriamente detta, che per qualunque struttura sanitaria che opera in regime di accreditamento (poliambulatori, centri specialistici, ecc….).

Il processo di costruzione del Modello Organizzativo si snoda attraverso i seguenti passi:

  • Analisi dei Rischi, finalizzata a verificare il livello di rischio, i presidi organizzativi esistenti e le azioni di mitigazione da adottare
  • Realizzazione di un Codice Etico
  • Predisposizione del Modello Organizzativo vero e proprio, con l’esplicitazione dei protocolli di prevenzione del rischio: a questo proposito occorre fare tesoro ed integrare le procedure esistenti (per esempio del Sistema di Gestione per la Qualità)
  • Comunicazione del Modello e formazione del personale
  • Istituzione dell’Organismo di Vigilanza

Un Modello Organizzativo ben strutturato e bilanciato permette alla Casa di Cura (o ad una struttura sanitaria in genere) non solo di cautelarsi rispetto alle sanzioni previste o di accedere ai bandi ove l’adozione del Modello 231 sia prerequisito, ma anche di:

  • Acquisire un vantaggio in termini d’immagine, innalzando il livello di legalità, anche per come percepito dagli utenti e dalle autorità
  •  Aumentare il presidio sui processi sensibili, con l’obiettivo di tutelare sia l’efficienza, il buon andamento e la continuità delle attività sanitarie, sia l’azienda dalle frodi fatte a danno della medesima
  • Elevare la cultura della tracciabilità delle operazioni e della raccolta di evidenze documentali, efficaci anche a difendersi dalle presunzioni di colpevolezza in caso di accertamento fiscale

Matteo Bottonelli

Consulente di organizzazione aziendale e sistemi di gestione dai primi anni ‘90, si occupa di Modelli Organizzativi ex D.Lgs.231 dal 2002. E’ presidente o membro permanente di Organismi di Vigilanza in numerose società, anche di rilevanza nazionale. E’ membro di numerosi Comitati Tecnici costituiti in seno alle principali Associazioni di Categoria e relatore a seminari e convegni di rilevanza nazionale.

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